Nonno, perché si chiama Italia?
Una sera d’inverno, un esame di storia e una domanda che porta molto più lontano del previsto.
Fuori nevicava da quasi un’ora.
Luca era seduto al tavolo della cucina con il libro di storia aperto davanti a sé, tre evidenziatori sparsi tra i fogli e una tazza di tè che ormai era diventata fredda.
Il giorno dopo avrebbe avuto un esame di storia.
E non era affatto tranquillo.
Suo nonno era seduto vicino alla finestra e leggeva il giornale. Ogni tanto alzava gli occhi per guardare la neve che si fermava sui tetti.
«Nonno?»
«Mmh?»
«Posso farti una domanda?»
Il nonno abbassò lentamente il giornale.
«Una sola?»
Luca sorrise.
«Per cominciare.»
«Allora sentiamo.»
Luca girò il libro verso di lui.
«Perché l’Italia si chiama Italia?»
Il nonno rimase in silenzio per qualche secondo.
«Questa è una bella domanda.»
«Sì, ma a me serve una bella risposta. Domani ho l’esame.»
Il nonno rise.
«Allora abbiamo un problema. Perché una risposta sicura al cento per cento non ce l’abbiamo.»
Luca lo guardò preoccupato.
«Perfetto. Cominciamo bene.»
Il nonno si alzò e mise altra acqua a scaldare.
«Sai qual è l’errore che facciamo quando guardiamo una carta geografica?»
«No.»
«Pensiamo che l’Italia sia sempre stata così. Una penisola, le Alpi a nord, le isole, un unico nome. Ma più di duemila anni fa, se avessi chiesto a qualcuno di mostrarti l’Italia, probabilmente non avrebbe indicato tutto quello che vedi oggi sulla carta.»
«E cosa avrebbe indicato?»
«Il Sud.»
Luca si avvicinò.
«Quanto a sud?»
«Molto. Le testimonianze più antiche collegano il nome Italia a una zona dell’estremo meridione della penisola, in particolare a una parte dell’attuale Calabria.»
Luca prese la penna.
«Aspetta. Questa la scrivo.»
Il nonno gli tolse delicatamente la penna dalla mano.
«Prima ascolta. Dopo scrivi.»
«Ma domani mi dimentico tutto.»
«Se capisci la storia, non te la dimentichi.»
Luca non sembrava molto convinto, ma appoggiò la penna sul tavolo.
«Continua.»
«Con il passare dei secoli, quel nome cominciò ad allargarsi. Sempre più territori della penisola vennero chiamati Italia, finché, durante l’epoca romana, il nome arrivò progressivamente fino alle Alpi.»
Luca guardò la cartina.
«Quindi prima è nato il nome e poi è diventata grande l’Italia?»
«Più o meno. Il nome ha viaggiato insieme alla storia.»
Fuori la neve continuava a cadere. Il nonno mise davanti a Luca una nuova tazza fumante.
«Ma non mi hai ancora detto perché si chiama Italia.»
«Perché adesso arriva la parte più interessante.»
Luca si sistemò sulla sedia.
«Finalmente.»
«Hai mai sentito la parola Víteliú?»
«Assolutamente no.»
«Era una parola in osco, una delle lingue parlate dagli antichi popoli italici. È stata collegata a parole che indicavano il vitello o i giovani bovini. Pensa, per esempio, al latino vitulus.»
Luca lo fissò.
«Aspetta. Mi stai dicendo che Italia significa… vitello?»
Il nonno sorrise.
«Non correre. Esiste una famosa interpretazione secondo cui il nome potrebbe essere collegato proprio a questa idea. Qualcosa come “terra dei vitelli”, oppure la terra di un popolo che aveva un particolare rapporto simbolico con il toro o con il bestiame.»
Luca scoppiò a ridere.
«Domani dico alla professoressa che viviamo nella Terra dei Vitelli.»
«E dopodomani cambi scuola.»
Risero entrambi.
Poi il nonno tornò serio.
«Ricordati una cosa importante: è un’ipotesi. L’origine esatta della parola Italia è ancora discussa. Quando si parla di parole così antiche bisogna stare attenti a non trasformare un’ipotesi affascinante in una certezza.»
Luca riprese la penna.
«Così va meglio?»
«Molto meglio.»
Luca continuò a scrivere, poi si fermò.
«Ma sul libro c’è anche un certo Italo.»
«Ah, il re.»
«Quindi è esistito davvero?»
«Non lo sappiamo. Secondo una tradizione antica, nell’estremo sud della penisola avrebbe regnato un sovrano chiamato Italo. Il territorio avrebbe preso il nome da lui: Italo, Italia.»
«Quindi abbiamo due spiegazioni.»
«Ne abbiamo anche altre. Gli antichi amavano spiegare l’origine dei luoghi attraverso re, eroi e leggende. C’è persino una storia che coinvolge Eracle e un animale fuggito.»
«Questa mi sembra già poco credibile.»
«Non devi chiederti se una leggenda sia un documento storico. Devi chiederti che cosa ci racconta delle persone che l’hanno tramandata.»
Luca smise di scrivere.
«Questa frase la puoi ripetere?»
«No.»
«Nonno!»
Il vecchio rise.
Luca guardò di nuovo il libro e girò pagina. C’era la fotografia di una moneta antica.
«E questa? C’è scritto… VITELIU.»
Il nonno annuì.
«Ecco perché quella parola è così interessante.»
Si avvicinò al libro.
«All’inizio del I secolo avanti Cristo, diversi popoli italici si ribellarono contro Roma. È il conflitto che chiamiamo Guerra Sociale.»
«Perché “sociale”? Facevano amicizia?»
Il nonno lo guardò sopra gli occhiali.
«Forse dobbiamo preoccuparci davvero per questo esame.»
Luca rise.
«Scherzavo.»
«Quei popoli avevano combattuto al fianco di Roma, ma molti di loro non avevano gli stessi diritti dei cittadini romani. La guerra riguardava quindi anche la cittadinanza, l’appartenenza e l’identità.»
Indicò la moneta.
«I ribelli coniarono le proprie monete. Su alcune compare VITELIU. Su altre, ITALIA.»
Luca osservò l’immagine con più attenzione.
«Quindi non era più soltanto il nome di un posto.»
Il nonno sorrise.
«Esatto.»
«Era diventato il nome con cui si riconoscevano.»
«Adesso stai studiando.»
Luca si appoggiò allo schienale, soddisfatto.
Fuori era ormai buio. La neve aveva coperto le automobili parcheggiate e la luce dei lampioni entrava dalla finestra della cucina.
Sul tavolo, il libro era ancora aperto sulla moneta.
«E poi?» chiese Luca.
«Poi Roma cambiò. Cambiarono i confini. Il significato geografico di Italia continuò ad allargarsi e nel I secolo a.C. arrivò progressivamente fino alle Alpi.»
«E da allora siamo diventati l’Italia?»
«Non proprio. Nei secoli successivi sono caduti imperi, sono nati regni, repubbliche e ducati. Per moltissimo tempo la penisola è rimasta politicamente divisa.»
«Però il nome è rimasto.»
Il nonno lo guardò.
«Esatto.»
Luca rimase qualche secondo in silenzio.
«Quindi quando nel 1861 è nato il Regno d’Italia…»
«…non hanno dovuto inventare un nome nuovo. Ne avevano già uno vecchio di più di duemila anni.»
Luca chiuse il libro.
«Credo di aver capito.»
«Vediamo.»
Il nonno prese il quaderno e lo chiuse.
«Perché l’Italia si chiama Italia?»
Luca guardò fuori dalla finestra.
«Non sappiamo con certezza da dove venga il nome. Potrebbe essere collegato all’osco Víteliú e all’idea del vitello o del toro. Esiste anche la tradizione del re Italo. All’inizio, però, Italia indicava soltanto una parte dell’estremo Sud. Poi il nome si è esteso verso nord ed è diventato anche un simbolo di identità per alcuni popoli italici.»
Il nonno non disse nulla.
«Allora?»
«Se domani rispondi così, l’esame lo passi.»
Luca sorrise.
«E se mi chiede qualcosa sulla Guerra Sociale?»
Il nonno guardò l’orologio.
Erano quasi le undici.
Poi guardò la neve, il libro ancora sul tavolo e suo nipote.
«Metti a scaldare altra acqua.»
«Per il tè?»
«No. Per me. Tu hai ancora parecchio da studiare.»
Luca sospirò e riaprì il libro.
Fuori continuava a nevicare.
Hai seguito la storia?
Comprensione
Scegli la risposta corretta.
1. In origine, il nome Italia indicava:
2. La parola Víteliú è stata collegata:
3. Durante la Guerra Sociale:
Le parole del racconto
Abbina ogni parola al significato corretto.
- Produrre una moneta.
- Trasmettere qualcosa alle generazioni successive.
- Sentirsi parte di un gruppo o di una comunità.
- Opporsi a un’autorità.
Comprensione: 1. una zona dell’Italia meridionale · 2. al vitello e ai bovini · 3. sulle monete comparvero anche VITELIU e ITALIA.
Lessico: ribellarsi → d · tramandare → b · appartenenza → c · coniare → a.
E tu?
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